| Primi anni ’60 | Si riferisce a tale periodo la presenza nella città di Santarcangelo di Romagna di un gruppo di volontari che in maniera del tutto spontanea avviarono una serie di ricerche etnografiche… Impegno e ricerche che si riveleranno fondamentali per la costituzione del Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna. Del gruppo facevano parte: Guido Ricci, Augusto Bruni, Alberto Macrelli, Balilla Nicoletti, Mario Benedettini, Alfonso Giorgetti, Alfonso Marchi, Romeo Donati, Virgilio Landi |
| 1971 | Prende concretezza l’idea di un Museo Etnografico capace di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze materiali dell’identità culturale del territorio. Un anno di incontri e contatti che porta alla proposta di individuare in Giuseppe Šebesta (direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina) il referente scientifico per un progetto di museo a Santarcangelo di Romagna |
| 1972 | Primi contatti dell’amministrazione comunale con Giuseppe Šebesta per definire la proposta di collaborazione |
| 1973 | 21 maggio Una delegazione condotta da Romeo Donati (Sindaco) si reca a San Michele all’Adige per una visita di studio presso il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina e per incontrare Giuseppe Šebesta. Fanno parte della delegazione Alfonso Giorgetti, Alfonso Marchi, Guido Ricci |
| 6 giugno Il Consiglio Comunale di Santarcangelo di R. approva l’istituzione del Museo, nomina il Comitato Etnografico Cittadino e stanzia 2 milioni per le iniziative di ricerca. Sono nominati membri del comitato Romeo Donati (Sindaco), Giuseppe Šebesta, Virgilio Landi, Alfonso Marchi, Guido Ricci, Alfonso Giorgetti, Maurizio Biordi, Mario Benedettini, Girolamo Geri (architetto comunale), Amedeo Rossi |
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| Pubblicazione e diffusione dell’opuscolo contenente il saggio di Giuseppe Šebesta Opportunità di un museo degli usi e costumi della gente romagnola a Santarcangelo di Romagna | |
| 10 ottobre Prima riunione del Comitato Etnografico |
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| 1974 | 11 gennaio |
| 18 dicembre Romeo Donati invia a Šebesta le planimetrie dell’ex macello per permettere una prima valutazione sulla fattibilità dell’organizzazione espositiva |
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| Dal 1974 al 1980 | Sono gli anni dedicati ai lavori per la sistemazione dei locali necessari all’installazione delle prime sezioni ed alle ricerche sul campo condotte da Šebesta in collaborazione con il Comitato Etnografico e successivamente con l’aiuto organizzativo di Mario Turci incaricato dall’amministrazione comunale |
| 1980 | 18 febbraio Sono definitivamente completati i lavori per accogliere le prime sezioni del museo |
| 1981 | 21 marzo Si svolge il concorso pubblico per dotare il museo di una Direzione. Immediatamente dopo sarà assunto in ruolo Mario Turci quale direttore del museo |
| 1 settembre Inaugurazione del museo nella sua prima organizzazione in tre sezioni (350 mq): - Ciclo del grano - Molinologia - Ciclo filatorio/tessile (ciclo della canapa) |
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| 1983 | 6 maggio Il Consiglio Comunale approva lo Statuto del Museo al fine di dotarlo di una prima struttura organizzativa |
| 1985 | Apertura al pubblico del centro Etnografico per la Ricerca e Documentazione (CERD) ed avvio di attività strutturate di Didattica Museale |
| 1987 | Su proposta del Direttore il museo viene parzialmente chiuso al pubblico per permettere l’attivazione di iniziative mirate all’ampliamento e apertura di nuove sezioni |
| Dal 1987 al 1989 | Il periodo di parziale chiusura del museo al pubblico avrà lo scopo di indirizzare tutte le risorse del museo in una sorta di laboratorio d’antropologia museale denotato da ricerche, studi d’allestimento, progettazione di sezioni e d’organizzazione espositiva dei contenuti delle ricerche svolte |
| 1989 | 5 novembre Inaugurazione del museo nella sua nuova composizione e allestimento. Il percorso espositivo passa da 350 a 1000 metri quadrati e le sezioni da 3 a 14. |
| Dal 1989 al 1996 | In tale periodo il museo definisce e rafforza la propria struttura organizzativa. Dedica particolare attenzione alla ricerca di scambi e collaborazioni con altre istituzioni museali e l’università, alla formazione del personale, ai rapporti con la scuola, alla ricerca etnografica e realizzazione di ambiti di dialogo e collaborazione con le socialità del proprio territorio |
| 1996 | 31 maggio Il Consiglio Comunale approva la trasformazione del museo in Istituzione (legge 142/90) dotando il museo di autonomia gestionale e di bilancio, di organi di gestione, di personale aggiuntivo, di strutture e di un apposito regolamento. |
| È nominato il Consiglio di Amministrazione con Romeo Donati quale Presidente e nominati quali consiglieri: Giovanna Gazzoni, Ezio Ricci, Giuseppe Zangoli e Ivo Pazzagli. Il museo adotta la sigla MET ( Museo ETnografico) nel proprio logo | |
| Dal 1996 al 1999 | Periodo caratterizzato dalla sperimentazione della forma gestionale in Istituzione e dei rapporti con il territorio sociale:
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| 1999 | Si insedia il nuovo Consiglio di Amministrazione che vede Romeo Donati confermato alla presidenza e nominati quali consiglieri: Giovanna Gazzoni (secondo mandato), Ezio Ricci (secondo mandato), Fiorenzo Faini, Emanuele Zangoli |
| 2000 | Aderendo ad una proposta dell’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, il quale individua nell’esperienza museale Santarcangiolese un interessante esempio di modello organizzativo, il museo sperimenta l’applicazione del Modello per la Gestione Totale della Qualità (Total Quality Management) |
| 2001 | A tre decadi da quella prima idea di museo e a cinque anni dalla costituzione dell’ Istituzione il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna celebra i 30 anni della propria storia. Una storia fatta di sperimentazioni, progetti realizzati e denotata da una continua tensione allo sviluppo e al miglioramento. Uno sviluppo indirizzato anche alla ricerca di nuovi e aggiuntivi spazi museali nel territorio e nella città. |
| 2003 | Il Met acquisisce una raccolta etnografica privata, di circa 1.600 oggetti, di proprietà del Sig. Secondo Urbini. L’acquisizione è risultata un evento importante in quanto ha realizzato, sotto l’egida regionale, una collaborazione tra pubblico e privato, tra enti locali diversi (Comuni, Province), un istituto museale e l’imprenditoria privata. Scopo principale dell’acquisizione è quello di tutelare e valorizzare la qualità culturale di questo ricco patrimonio etnografico. |
| 2004 | Si avviano i lavori per il rinnovo e riallestimento del percorso espositivo del Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna. Nomina del terzo Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione con alla presidenza Paolo Foschi e con i consiglieri Mira Tiraferri, Paolo Pracucci, Emilio Podeschi, Fiorenzo Faini. |
| 2005 | Apertura di Musas (Museo Storico Archeologico di Santarcangelo) ed inaugurazione del nuovo allestimento del Museo degli usi e Costumi della Gente di Romagna. |