Antonio Nadiani.Gli elettrodi della felicità
La roba è lì, guardatela. Se vi piace, bene, se no, pazienza. Io
faccio il mio mestiere, non la metafisica o l’imbonimento del
mio mestiere, com’è di moda oggi. Perciò io non sono di moda.
(A. Nadiani)
Bagnanti in riva al fiume, 32x70 cm, olio su tavola, 1937
Nadiani, oltre ad interpretare magistralmente il ruolo di Grande
Dilettante (per utilizzare un’espressione presa a prestito da
Alberto Savinio) come pochi altri seppero fare nel secolo scorso,
tenne singolarmente unite in sé diverse e opposte tradizioni
culturali: accanto ad un indelebile legame con la Romagna e
all’influenza che la cultura mitteleuropea esercitò su di lui per
tutta la vita (la madre era di origini austriache), ebbe un
notevole peso anche la relazione con il mondo scandinavo mai
interrotta dopo il lungo soggiorno in Norvegia durante la
seconda guerra mondiale.
Dormienti con bosco sul retro, 46x54 cm, olio su tavola, 1953
Artista colto e poliglotta, elegante e raffinatissimo, ma anche
pignolo e umorale fino all’inverosimile, Nadiani non lavorò mai
per il successo. La fitta corrispondenza con galleristi ed editori,
di cui è rimasta ampia testimonianza, racconta di rapporti
contrastati e talvolta burrascosi con alcuni dei protagonisti
della cultura italiana del secondo dopoguerra.
2006 © Istituto Musei Comunali di Santarcangelo di Romagna.
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